SAN FELE (Pz)
Un centro agricolo di circa 3.500 abitanti situato a 864 metri sul livello del mare. Il suo nome in origine è riportato come Santo Felice, che per contrazione è mutato prima in Santo Fele ed infine al nome d’oggi.
Il centro risale ad Ottone I di Sassonia, che in seguito alla battaglia di Bovito fece costruire su di un’altura la sua fortezza, di cui oggi restano solo pochi ruderi. La fortezza divenne luogo di prigionia di Enrico di Baviera, Enrico figlio di Federico II e Ottone di Brunswich. Durante il periodo feudale, San Fele appartenne a diversi signori e nel 1613 venne acquistata dalla famiglia Doria.
Le sue abitazioni sono arroccate intorno a due monti: il monte Torretta (m. 1071) e il monte Castello (m. 937). La sua configurazione ha la forma della lettera X. E’ un comune prettamente rurale.
Di notevole interesse la presenza delle cascate chiamate “U Uattënniérë”, la trasposizione dialettale di “gualchiera”: macchina utilizzata in antichi opifici costruiti a ridosso delle cascate. Da visitare inoltre, nel centro storico, i ruderi del castello federiciano.
Nei dintorni del paese è situato il Santuario della Madonna di Pierno edificato nel 1189.

 

La badia di Santa Maria di Pierno è un santuario dedicato alla Vergine Maria, sorto in una zona boschiva ai piedi del monte Pierno a nord-ovest della Basilicata. Come la maggior parte dei monasteri, anche questo è stato edificato in una posizione isolata alle pendici di un monte, in loco horroris et vastae solitudinis. L’insediamento religioso pare risalire al XII secolo, in epoca normanna, ma non è esclusa una sua precedente frequentazione da parte di monaci greci provenienti da sud, cacciati dai saraceni.

Secondo la leggenda, la chiesa del complesso religioso sarebbe sorta nel 1139 per iniziativa di sanGuglielmo da Vercelli illuminato dal ritrovamento di una statua lignea della Madonna proprio sul monte Pierno.

I documenti provano che la chiesa fu data in concessione, a partire dal 1141, dal vescovo Ruggiero I, all’abbazia del Goleto, importante monastero femminile di Sant’Angelo dei Lombardi. Il monastero di Pierno fu la casa di monache benedettine e di monaci oblati, aiutati e protetti dai feudatari di Vitalba. I primi consistenti lavori di ristrutturazione e completamento del complesso furono eseguiti alla fine del XII secolo, sotto la direzione di Gilberto da Balvano ,feudatario del luogo, avvalendosi dell’opera dell’Architetto Sarolo e di valenti artigiani di Muro Lucano. Nel 1514 il santuario fu elevato alla dignità di badia da papa Leone X e conferito in patronato alla famiglia Caracciolo, feudatari del Vulture Melfese, per passare nel 1531 tra i possedimenti dei principi Doria, feudatari che successero ai Caracciolo. All’inizio del XVII secolo, mentre le diocesi di Melfi e Muro Lucano si contendevano la giurisdizione, il santuario si ritrovava quasi dismesso e con le strutture in disgregazione, a causa della perdita delle rendite badiali: vi soggiornavano solo un frate quale custode, un diacono quale serviente e un sacerdote quale abate. Oltre alla chiesa, v’erano l’edificio quadrangolare ad uso monastero con cortile in mezzo e un giardino. Una porzione del monastero era adibita ad abitazione del sacrestano e forse a camere per i viandanti o i pellegrini.

Nel 1997 è iniziato un programma di scavi per capire l’evoluzione costruttiva dei corpi di fabbrica. I risultati dimostrano che le costruzioni si articolavano su due piani, di cui quello superiore corrispondeva al pavimento della chiesa e si sviluppava in un corridoio e un’aula magna rettangolare; quello inferiore, collegato con una scalinata in pietra, era a volte, anch’esso molto ampio. In esterno sono state ritrovare due sepolture, probabilmente di monaci, risalenti al XIV secolo.

 

COME RAGGIUNGERCI
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