SAN GIUSTINO DE JACOBIS

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San Giustino de JacobisAbuna Jacob per le popolazioni etiopi, nasce a San Fele il 9 ottobre 1800. È stato un missionario lazzarista divenuto poi vicario apostolico in Etiopia e vescovo titolare di Nilopoli.

Figlio di Giovanni Battista de Jacobis e di Maria Giuseppina Muccia, il 17 ottobre 1818 egli entrò nella Congregazione della Missione a Napoli e prese i voti esattamente due anni dopo. Venne ordinato sacerdote a Brindisi il 12 giugno 1824. Dopo aver trascorso un certo tempo nella cura delle anime ad Oria ed a Monopoli, divenne Padre Provinciale prima a Lecce e poi a Napoli.

Curò i colerosi a Napoli nel 1836-37 e due anni dopo partì per il Tigrè, operando ad Adua e Adi Kwala. Qui eresse un seminario per preti locali, il Collegio dell’Immacolata. Ma non fu la sua unica intuizione in anticipo sui tempi. Entrò, infatti, in dialogo con i cristiani copti. Uno di essi, Ghebrè Michail, passò al cattolicesimo e aiutò il missionario nell’opera di inculturazione della fede.  Nel 1839 fu nominato prefetto apostolico dell’Etiopia e gli fu affidata la fondazione delle Missioni Cattoliche in quel paese. Dopo aver lavorato con gran successo in Etiopia per otto anni, Giustino de Jacobis fu nominato vescovo titolare di Nilopoli nel 1847 e poco dopo Vicario Apostolico dell’Abissinia.

Quando Abuna Jacob venne ordinato vescovo ne sorse un contrasto con il vescovo copto, Abuna Salama. Il contrasto diviene persecuzione quando un piccolo capo della zona di Gondar, Kasa, sottomette i ras proclamandosi imperatore col nome di Teodoro II. Spinto dall’Abuna Salama, fa poi imprigionare De Jacobis con i suoi sacerdoti; e uno di essi, il dotto Ghebré Michaïl, muore di stenti in catene (sarà beatificato nel 1926). A questo punto Salama scrive a Teodoro: “Devi cacciare l’Abuna Jacob. Ma non lo uccidere: è un santo!”. Così il vescovo Giustino viene espulso con un gruppetto dei suoi fedelissimi, e muore di sfinimento nella zona più torrida dell’Eritrea, presso Zula, mentre cerca di raggiungere il porto di Massaia nel 1860.

Nonostante la prigionia, l’esilio ed ogni altro genere di persecuzioni da parte della Chiesa ortodossa etiopica, egli riuscì a fondare numerose missioni, a costruire scuole nell’Agame e nell’Akele Guzay in Eritrea per la formazione del clero locale ed a porre le fondamenta della Chiesa cattolica etiope.

“Giustino De Jacobis è stato padre per la Chiesa d’Etiopia”, scrivono i vescovi etiopici nell’Anno santo 1975 al papa Paolo VI, che lo ha proclamato santo il 26 ottobre. In quell’occasione, ricordando l’anticipatrice visione ecumenica di Giustino, il Pontefice affermava: “Volle accostare i Copti etiopici, e anche i fedeli musulmani; e, pur se per questo andò incontro a gravi ostilità e incomprensioni, intese dare incremento ai valori cristiani ivi esistenti, mirando all’unità e all’integrità della fede”. E ha poi aggiunto: “Ha un solo torto, quello d’essere troppo poco conosciuto”.

Le sue ultime parole furono di raccomandazione e di affetto verso i suoi discepoli: “Figli miei, tutti voi avrete parte del mio affetto, voglio benedirvi!”